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a Vezzolano, tra arte e natura.

(inquadramento naturalistico)

In questa breve nota viene proposto un itinerario di tipo misto, da compiersi in auto (a mio avviso meglio in camper), in mountain bike ed a piedi, della durata di una giornata, avente come obiettivi principali la visita all'Abbazia di Vezzolano nonché gli ambienti ed i paesaggi collinari limitrofi. La zona e, più in generale, il territorio del comune di Albugnano, offrono una vasta scelta in tal senso. Premetto che ciò che va posto in risalto da questo contributo è quel che viene offerto e non il tipo di fruizione. La scelta del luogo ove pranzare oppure la successione delle tappe da effettuare non risulta vincolante e deve comunque essere effettuata in funzione del tipo di escursione operata. L'itinerario qui descritto ha come punto di partenza il settore nord occidentale del capoluogo piemontese, pertanto, in funzione di ciò, le strade da percorrere per arrivare sul piazzale dell'Abbazia (distante circa 40 km) sono le seguenti:

Regione Vezzolano è una piccola area di alcune decine di ettari situata a sud-ovest di Albugnano (AT), al confine tra Collina di Torino e Monferrato settentrionale. Antichi cascinali e moderne ville costituiscono parte di un ambiente ove la tranquillità regna sovrana ed avvolge prati, boschi ed i vigneti, autentiche perle di questo paesaggio. Amministrativamente appartiene al Comune di Albugnano, dista circa 40 km dal capoluogo piemontese e circa 25 km da Asti. E' inoltre raggiungibile da Torino, per chi si trova verso sud della città, percorrendo la strada passante per gli abitati di Chieri e Castelnuovo D. Bosco (50 min), da Asti (35 min) e da Chivasso (25 min) mediante l'itinerario precedentemente descritto.

Numerose sono le attrattive che la zona offre, dagli aspetti eno-gastronomici tipici delle colline piemontesi, ormai noti a tutti, a quelli naturali e storico-artistici forse meno conosciuti ma non per questo secondari. Ed è proprio su questi aspetti che ci soffermeremo. Il punto di partenza per il nostro breve itinerario è l’Abbazia di Vezzolano, il più famoso monumento romanico astigiano.

Essa è sita in una splendida conca immersa nella natura ed è proprio questa la prima sensazione che si avverte subito dopo aver lasciato l'auto sul comodo piazzale nei pressi del chiosco, sempre ben fornito. Facendo due passi prima di entrare nel complesso abbaziale si arriva alla piccola valle antistante ed il colpo d’occhio è davvero gradevole; non tutti però sanno che essa deriva da tre frane che in periodi differenti interessarono la zona. Infatti, osservando il lato orografico destro della valle, proprio di fronte all’Abbazia, si notano ancora antiche tracce di due nicchie di distacco in parte obliterate, che distrussero la primitiva Abbazia allora costruita sul lato opposto, mentre la terza frana, attivatasi sulla testata della valle, lambì addirittura il complesso attuale. Uno sguardo al di là della staccionata di fronte al sagrato ed è possibile osservare un bell’esemplare di Azzarolo (Crataegus azarolus, Rosaceae) e, verso sinistra, un grosso Corniolo (Cornus mas, Cornaceae), piante ormai difficilmente rintracciabili nelle nostre campagne.

L’Abbazia di Vezzolano ha da poco festeggiato i 900 anni, poiché il primo documento ufficiale noto risulta datato 27 febbraio 1095. Essi sono trascorsi non senza luci ed ombre, tra un periodo di splendore ed un lento declino.Uno dei motivi di fascino è sicuramente lo splendido isolamento che la caratterizza, seminascosta da colline e boschi, in una quiete perenne. La strada che da modo di raggiungerla consente di apprezzarne la bellezza anche dall’alto. Avvicinandosi risaltano il complesso absidale e l’eleganza del campanile, collocato sul lato sinistro come vuole il romanico. La facciata romanico-lombarda è costruita in cotto e arenaria ed è decorata da capitelli e statue. Sul portale strombato c’è un bassorilievo di pietra dolce a lunetta.

Appena entrati, a pochi passi dal portale, si ammira uno degli elementi di massimo interesse dell’edificio: il nartece, di color azzurrognolo sembra dipinto con smalti invece è di calcare lucido. Dalla chiesa, attraverso una minuscola porticina si accede al chiostro, un angolo di silenzio conservato nei secoli, simbolo dell’antica pace cenobitica. In esso spiccano bellissimi capitelli variamente scolpiti con fregi sia classici sia complessi. Nel porticato del chiostro, lato nord, campeggia il più importante affresco di Vezzolano, una delle più note pitture del Piemonte antico, datata XIV secolo. Lasciata la luce del chiostro si entra nella foresteria dal ricco soffitto in legno e dalle minuscole finestre a feritoia. Essa, recentemente restaurata, ospita la Mostra permanente del Romanico, allestita dalla Sovrintendenza alle Belle Arti del Piemonte, la più esauriente e raffinata documentazione sulle testimonianze di arte romanica rintracciabili nelle numerose chiese e chiesette campestri della provincia astigiana.

Una volta terminata la visita all’Abbazia è consigliabile percorrere a piedi la stradina che porta alla Crocetta, punto panoramico notevole proprio in fronte all'Abbazia. Posto alla quota di 440 mslm circa questo piccolo colle dà la possibilità di ammirare, durante le giornate limpide, la collina torinese ed in particolar modo Superga. Cercando di portare lo sguardo al di là della Basilica si può sicuramente intravedere la Sacra di S. Michele e l'imbocco della Valle di Susa. L'arco alpino occidentale è ben visibile - si può vedere molto bene il Monte Cervino ed il versante E dello spartiacque Po-Tanaro in tutta la sua lunghezza - ma esso sarà maggiormente apprezzato in seguito, durante la visita al Parco della Rimembranza ed al punto panoramico per eccellenza, quello del "Balcone sul Monferrato". Sempre da questo punto è possibile vedere, verso destra l'abitato di Cinzano e, sulla sinistra Moncucco T.se. Penso sia interessante far notare che il rilievo collinare su cui giace l’abitato di Cinzano (q.s.l.m. 491), segna il punto di unione di tre linee spartiacque, individuanti a N il versante del Monferrato che guarda verso la valle Po nel tratto compreso tra Chivasso e Casale Monferrato, ad E la bassa valle del Tanaro e ad W il bacino del torrente Banna, affluente del Po a monte di Torino, in località Bauducchi.

Lasciata la Crocetta, ritorniamo sul piazzale per prendere l'auto e recarci ad Albugnano, nei pressi del palazzo comunale. Procediamo a piedi verso il Parco della Rimembranza, apprezzando dapprima antichi resti delle mura che cintavano il castello medioevale e, successivamente, sulla sinistra, il vecchio ristorante in cui vi soggiornò la Regina Margherita ed a cui, in suo onore, venne intitolata la via che stiamo risalendo. Arriviamo al P.d.R. in cui giace un secolare ed ormai morto olmo: il celebre "Olmo del ciabattino". La leggenda vuole che proprio sotto questo olmo un ciabattino svolse per anni la sua attività.

Eccoci dunque davanti alla rosa dei venti, in fondo al Parco, ad una quota di 553 mslm. La maestosità del panorama che da qui si può ammirare è a dir poco eccezionale. Non di rado capita di poter osservare gran parte del territorio piemontese e quando dico gran parte sicuramente non esagero, infatti questo risulta essere il punto più alto di tutti i Rilievi del Monferrato. Qui si può ammirare verso N la zona del Canavese, l’imbocco della Valle d’Aosta e lo splendido anfiteatro morenico d’Ivrea con, all’estrema destra la sua morena laterale sinistra molto ben conservata (La Serra d’Ivrea) ed alla sua estremità meridionale il punto in cui la Dora Baltea ha superato lo sbarramento morenico frontale, iniziando a "meandrizzare" verso il Po, sino a Crescentino. Spostando lo sguardo verso NE la pianura vercellese è facilmente identificabile con le aree risicole nettamente emergenti dal panorama agricolo confinante, poco sopra la zona di Biella con il suo capoluogo. Spostandoci ancora verso NE vediamo le due torri della centrale elettronucleare di Trino V.se e, poco sopra, Vercelli. In direzione E-NE, durante giornate particolarmente favorevoli, è possibile osservare Novara e Milano (binocolo alla mano anche il Duomo). Spostando lo sguardo verso E si può vedere tutto il rilievo monferrino che sfuma gradatamente lasciando il posto alla pianura alessandrina. In direzione SE abbiamo un ampio tratto di pianura padana che successivamente diventa, verso S territorio appartenente alle Langhe e, verso SW la zona di Chieri, l’Altopiano di Poirino e la parte meridionale della Collina di Torino. La netta anticlinale della Collina di Torino - direzione SW-NE - nasconde totalmente il capoluogo piemontese (forse è meglio così!) e porta ad osservare il Faro della Vittoria e la Basilica di Superga con, dietro, verso W, la Sacra di S. Michele in cima al Monte Pirchiriano, il Musiné e l’imbocco della Val di Susa. Per quanto riguarda l’arco occidentale della catena alpina ovviamente è totalmente visibile, dalle Alpi Marittime, alle Cozie, alle Graie, con le sue cime principali in netta evidenza (Monviso, Rocciamelone, Monte Rosa, Gran Paradiso, e Monte Bianco).

Lasciato questo bellissimo punto panoramico apprestiamoci a godere degli aspetti eno-gastronomici locali! Praticamente: "si mangia". Sotto questo aspetto numerose sono le soluzioni che la zona offre e che comunque vanno scelte in funzione del tipo di pomeriggio da trascorrere. Ad esempio, qualora si decidesse di intraprendere passeggiate o pedalate, ricordo che le salite e le discese mal si coniugano con i vini e gli agnolotti, quindi, magari, per questa volta soltanto un panino al chiosco oppure in un qualsiasi bar e poi, dopo un momento di pausa-relax immersi nella natura locale di nuovo in strada per affrontare un breve giro del concentrico. Comunque, un punto ideale per consumare un piccolo spuntino risulta essere il piazzale dell'Abbazia; sono infatti numerosi i turisti che giungono in camper e che utilizzano questo punto sosta per pranzare e ritemprarsi.

A questo punto prendiamo la bicicletta e, dal piazzale del Municipio, scendiamo in direzione Castelnuovo D.B., prendendo la stradina ripida alla destra del monumento ai caduti. Il giro descritto ci permette di ammirare la parte E-SE del territorio in esame ed una parte del panorama descritto precedentemente. Una volta giunti nei pressi dell'incrocio a cinque strade, svoltare verso sinistra andando a percorrere un breve tratto di strada nuova passante al di sotto del villaggio "Belsito". Poco più avanti, posti sulla sinistra, importanti dettagli strutturali a piccola scala, cioè dei profili geologici a vista, ci introducono in quello che sarà l'obiettivo principale del prossimo punto d'osservazione.

Dopo un tratto di salita si giunge all'incrocio ove è posto il nostro terzo punto panoramico. A prima vista questo luogo sembrerebbe non avere particolari attrattive, ma non è così. Infatti volgendo lo sguardo verso NE, notiamo, sul fondovalle il Rio Freddo. Questa zona risulta essere il confine - per lo più profondo ma a tratti affiorante ed a volte ben visibile al piano di campagna - tra il substrato alpino e quello appenninico: sì, siamo al confine tra Alpi ed Appennini! Solo per questo penso valga la pena sostare alcuni minuti, cercando di immaginare il più possibile il passato di questi luoghi. La consultazione delle altre pagine presenti in NaturaWeb può aiutare a comprendere quanto di importante vi sia in questo luogo.

Eccoci dunque di ritorno, in salita verso Albugnano. Spero che questo breve itinerario naturalistico sia stato di Vs gradimento e spero ancor più abbia stimolato il Vs interesse per aspetti forse poco noti ma sicuramente molto affascinanti. Sono invece sicuro che Vi avrà fatto trascorrere invidiabili momenti a diretto contatto con la "nostra natura" che, anche senza essere così straordinariamente fantastica, è sicuramente in grado di farci apprezzare i veri valori della vita e tra questi, sopra ogni cosa, il rumore del silenzio.

 

Figura 1 - Fiorituta di susini.

Figura 2 - Abbazia di Vezzolano e, sullo sfondo, Albugnano. Sono visibili la facciata, il lato nord e il campanile. Nella piazza o sagrato davanti alla chiesa, adibita a cimitero sino al 1800, si può notare un bell’esemplare di cipresso, piantato tra il 1707 ed il 1745 e nel 1984 sottoposto a biorestauro.

Figura 3 - Abbazia di Vezzolano: l’ambone o "jubé", impropriamente detto nartece, è un portico con soprastante tribuna attraversante tutta la larghezza della nave maggiore, all’inizio della seconda campata. Sembra che la funzione di questa struttura, costruita intorno al 1230, fosse quella di separare i membri delle famiglie signorili, che accedevano oltre il nartece ove la chiesa era provvista di banchi, dai fedeli del poderium di Vezzolano, cioè i popolani.

Figura 4 - Abbazia di Vezzolano: il chiostro, lato ovest. Questo lato è il più antico, grosse e basse colonne in cotto intervallate da più esili colonnette in pietra sostengono 8 bassi archetti. La pace ed il silenzio che regnano in questo luogo predispongono alla meditazione ed aiutano a rivivere antichi momenti del passato.

 

 

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